Dedico questo articolo a chi abbia la bontà

DEDICA AL MERIDIONE D’ITALIA

 

Dedico questo articolo(tratto dal Sole24Ore, , il più autorevole quotidiano finanziario d’Italia) a chi abbia la bonta’ di leggerlo,a tutti gli Italiani curiosi,volenterosi di conoscere alcuni scomodi fatti storici.

Dedico questo articolo alle chiacchiere che escono da alcune svergognate bocche,chiacchiere oramai centenarie. Nella chiacchiera del “gia detto” non si richiede comprensione profonda di cio’ di cui si parla,la sua infondatezza ne favorisce la diffusione,invade il campo della scrittura,i libri di storia,e cosi’ l’utile agguanta il dilettevole.

Dedico questo articolo all’unita’ d’Italia,mai raccontata con dovizia,al Regno dei Savoia e a quello delle Due Sicilie,di cui si conosce poco,di cui si parla a vanvera,perche’ fa comodo….

Dedico questo articolo a quanti meridionali oggi si sentano,”inferiori”,rispetto al resto degli italiani, solamente per sentito dire,a quell’economia che in 150anni di storia ha subito solamente umiliazioni,ed ha dovuto portare il collare di una concorrenza che la teneva al guinzaglio.

Dedico questo articolo a quei politici meridionali,a quella classe dirigente,che non ha valutato nemmeno i compromessi di una “terra d’origine migliore”,nascosti li fra i banchi del parlamento,a scodinzolare come cagnolini,alleati di partiti fuorilegge e nordiche lobby.

Dedico questo scritto,a coloro i quali si rifiutano persino di sentire l’odore,anzi il profumo della verita’,nonostante abbiano a disposizione,da tempo immemore,un mare di fonti storiche,anche di origine straniere,a loro bisogna far capire che la vera Unita’,parte dalla verità storica.

Dedico questo articolo a coloro i quali,e forse in un futuro anche io,saranno costretti ad emigrare,in altri piu’ proficui e speranzosi luoghi d’Italia o del mondo,ad essi voglio dire, di eclissare qualunque complesso di inferiorità ,di non aver vergogna delle proprie “meridionali radici”, perche’ profondamente delusi e quasi disgustati dalla situazione socio-economica della loro terra d’origine.

Dedico quest’articolo,a quella gente trasbordante di pregiudizi,asserragliata li su nel norditalia,con “amici potenti” e “compagni d’affari” seduti fra i banchi del potere. Gentaglia che va reclamando la secessione,o che tramano ed hanno sempre tramato,imbrogliato, nel silenzio, come sanguisughe in uno stagno d’acqua cheta,ma sporca e limacciosa.

La secessione la pagheranno con lo stesso sangue che fu’ versato:quello del meridione,questa e’ “CERTEZZA”……ma alla fine da grandi vigliacchi non la vorranno,perche’ in fondo a loro……….fa comodo cosi’.

 

 

 

 

 

(dal Il Sole 24 ore,17 Marzo 2011)

Nord «padre» del debito pubblico

Con le guerre gli oneri del Piemonte salgono del 565% nel decennio pre-unitario

 

Morya Longo

 

-[«Gli atti del governo esprimono tutti un principio: le risorse finanziari e dello staio non bisogna cercarle né nel debito, né nei nuovi tributi, ma esclusivamente nell’ordine e nell’economia. Perché veramente il miglior governo è quello che costa meno».

Queste parole non sono state pronunciate dal cancelliere Angela Merkel, nel tentativo di redarguire gli stati europei iper-indebitati Né dalla Banca centrale europea. A dire la verità, non sono neppure dei giorni nostri. A scriverle, in un libricino datato 1862, è stato invece l’economista Giacomo Savarese: si riferiva al Regno delle due Sicilie. Può sembrare strano, ma prima dell’unità d’Italia l’esempio di rigore nei conti pubblici arrivava proprio da li: dal Meridione borbonico. Era invece il Piemonte ad avere conti fuori controllo, con un debito pubblico cresciuto del 565% nel decennio precedente all’Unità d’Italia. Insomma: è stato il Regno dei Savoia a portare nella nascerne Italia la cultura del debito facile, della finanza allegra.

Se si guarda la situazione delle finanze pubbliche nel decennio precedente al 1861, si può trarre la conclusione che per il Regno di Sardegna la creazione di un’Italia Unita fosse anche un modo per aggiustare i conti. O, quantomeno, per annacquare i problemi. La bilancia commerciale piemontese perennemente in rosso e soprattutto i costi della politica estera e delle guerre (a partire da quella di Crimea) hanno fatto lievitare il debito del regno in pochissimi anni.

Nel 184S ammontava a 168 milioni dì lire, mentre nel 1859 (prima dell’Unità d’Italia) era salito a 1,12 miliardi di lire. Una montagna enorme, pari al 73& del Pil. Diametralmente opposta era invece la situazione nel Regno del le due Sicilie: con una gestione dello stato improntata sul contenimento delle tasse, il debito borbonico sale dai 317 milioni del 1848 ai 411 del 1859: il rapporto debito Pil nel 1859, è cosi su un più gestibile 16,57%.

Ovvio che i Savoia negli anni di Cavour dovessero fare qualcosa per salvare i conti. Le tentarono tulle. La prima strada scrive Savarese fu di oscurare le informazioni: dopo il 1855 il Regno di Sardegna non redige più un bilancio dello stato. Blackout. Spulciando tutti i bollettini e le leggi Savarese scopre che le spese approvate dal parlamento dal 1848 al 1859 ammontavano a 369 milioni di lire, mentre il debito nello stesso periodo è salito di 928 milioni. Insomma: il Piemonte sembra aver fatto sparire un bel po’ di soldi. Oltre a questo il Regno di Sardegna percorre altre strade per aggiustare i conti pubblici alla meglio. Innanzitutto aumenta le tasse, inventando 23 nuovi balzelli in pochi anni. Poi vende i beni demaniali, a partire dallo stabilimento siderurgico di San Pier d’Arena, Ma non basta: nel 1859 il debito è elevatissimo. E le sorti dello stato erano in mano ai grandi banchieri come i Rothshild. Anche perché il Piemonte –  secondo gli studi di Francesco Nitti – possedeva solo un patrimonio di 27 milioni di lire di oro: molto meno dei 443milioni del Regno delle due Sicilie. Restava dunque solo una cosa da fare: unirsi con chi aveva i conti in ordine.

Guarda caso proprio un po’ più a Sud c’era un Regno che aveva fatto del rigore dei bilanci un imperativo categorico. Anche Vittorio Sacchi, piemontese mandato a dirigere le finanze napoletane dopo l’Unità d’Italia, trovò grande competenza: «Nei diversi rami dell’amministrazione delle finanze napoletane scrisse nel 1861si trovano tali capacità di cui si sarebbe onorato ogni più illuminato governo». Che queste parole corrispondessero al vero è dimostrato dal fatto che il povero Sacchi, dopo averle scritte, cadde in disgrazia. E anche i numeri Io confermano. Il Regno delle due Sicilie dopo la Restaurazione del 1815 ha solo cinque tasse. Le rendite pubbliche – calcola Savarese – salgono da 16 milioni di ducati a 30 «per effetto del crescere della ricchezza generale». Solo con i vari moti rivoluzionari (a partire da quelli del 1820) iniziano a salire i debiti e le casse del Regno cadono in disavanzo, ma ogni volta in breve tempo il “buco” viene chiuso. Morale: dal 1847 al 1859 il Regno delle due Sicilie non introduce alcuna nuova tassa e non vende alcun bene demaniale. Anzi: già dopo i moti del 1821 il Regno vanta 40 chilometri di rete ferroviaria e una marina molto fornita. E non c’è traccia di “auto-censura” sui bilanci pubblici

Nel 1861 cambia tutto. L’Italia diventa unita e anche il debito pubblico. «Il Regno d’Italia scrive Savarese s’inaugurava a Torino con un alto debito». Sono passati 150 anni: l’alto debito è ancora tutto li. Ormai siamo arrivati a 1.800 miliardi di euro. Non di ducati o di lire ottocentesche. Non sono certo ereditati da Cavour (quantomeno perché i loro debiti nel frattempo saranno anche scaduti), ma di sicuro la gestione italiana delle finanze pubbliche ha per un secolo e mezzo mantenuto quella impronta. ]-

 

 

….e la sfilza di autori,storici,giornalisti,opinionist,economisti,continua sulla stessa tematica,supportata dalla miriade di fonti storiche da loro stessi accuratamente citate….

Compito di questo articolo e’anche riportare gli autori e le opere,che hanno parlato del Risorgimento,tanti sono gli scritti e i fatti che sarebbe impossibile sintetizzare tutto in queste pagine digitali:

* Fulvio Izzo, “I Lager dei Savoia” (1999), Ed. Controcorrente

* Di Fiore Gigi, “Controstoria dell’Unità d’Italia. Fatti e misfatti del Risorgimento“, Ed. Rizzoli

* Del Boca Lorenzo, “Indietro Savoia! Storia controcorrente del Risorgimento italiano“, Ed. Piemme (collana Piemme pocket)

* Del Boca Lorenzo, “Maledetti Savoia“, Ed. Piemme (collana Piemme pocket)

*Nicola Zitara, L’unità truffaldina, (liberamente scaricabile in formato HTML o RTF)

*Giuseppe Ressa e Alfonso Grasso, Il Sud e l’unità d’Italia, (e-book)

*Autori Vari, La Storia Proibita – Quando i Piemontesi invasero il Sud – Edizioni Controcorrente, Napoli 2001

*Carlo Scarfoglio, Il Mezzogiorno e l’unità d’Italia, Parenti Firenze

* Nicola Zitara, L’Unità d’Italia: nascita di una colonia

* Nicola Zitara, Tutta l’ègalitè, estratto dalla rivista Separatismo

* Nicola Zitara, Memorie di quand’ero italiano

*Carlo Capecelatro , Contro la questione meridionale, Savelli, Roma

*M. R. Cutrufelli, L’unità d’Italia: guerra contadina e nascita del sottosviluppo del Sud, Bertani Editore, Verona

*Antonio Ciano, I Savoia e il massacro del Sud, Grandmelò

* Angela Pellicciari, I panni sporchi dei Mille, (Liberal Edizioni)

*Antonio Grano, La chiamarono Unità d’Italia…, Napoli, Antonio Grano, 2009

* Pino Aprile,TERRONI.Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero meridionali, Piemme, 2010

*Marc Monnier, Il Brigantaggio da Fra’ Diavolo a Crocco, Lecce, Capone

* Pierluigi Moschitti, Briganti e musica popolare dal nord al Sud, Gaeta, Sistema Bibliotecario Sud Pontino

* Francesco Saverio Nitti, Eroi e briganti, Milano, Longanesi, 1946.

* Massimo Dursi, Stefano Pelloni detto il passatore: cronache popolari, Giulio Einaudi Editore, 1963.

* Franco Molfese, Storia del brigantaggio dopo l’Unità, Giangiacomo Feltrinelli Editore, 1966.

* Aldo De Jaco, Il brigantaggio meridionale: cronaca inedita dell’Unità d’Italia, Editori Riuniti, 1969.

* Vincenzo Carella, Il brigantaggio politico nel brindisino dopo l’Unità, Fasano, Grafischena, 1974.

* Gaetano Cingari, Brigantaggio, proprietari e contadini nel Sud (1799-1900), Reggio Calabria, Editori Riuniti, 1976.

* Leonida Costa, Il rovescio della medaglia: storia inedita del brigante Stefano Pelloni detto il Passatore, Fratelli Lega, 1976.

* Francesco Barra, Cronache del Brigantaggio Meridionale (1806-1815), Salerno, S.E.M., 1981.

* Antonio Lucarelli, Il brigantaggio politico del Mezzogiorno d’Italia (1815-1818), Milano, Longanesi, 1982.

* Antonio Lucarelli, Il brigantaggio politico delle Puglie dopo il 1860 – Il sergente Romano, Milano, Longanesi, 1982.

* Antonio De Leo Antonio, Carmine Crocco Donatelli. Un Brigante guerrigliero, Cosenza, Luigi Pellegrini Editore, 1983.

* Raffaele Nigro, I fuochi del Basento, Milano, Camunia, 1987.

* Giuseppe Bourelly, Il Brigantaggio dal 1860 al 1865, Venosa, Osanna, 1987.

* Timoteo Galanti, Dagli sciaboloni ai piccioni – Il “brigantaggio” politico nella Marca pontificia ascolana dal 1798 al 1865, Sant’Atto di Teramo, Edigrafital, 1990.

* Carlo Alianello, La conquista del Sud: Il Risorgimento nell’Italia Meridionale, Milano, Edilio Rusconi, 1994.

* Carmine Donatelli Crocco, Mario Proto (a cura di) Come divenni brigante – Autobiografia, Manduria, Lacaita, 1995.

* Ferdinando Mirizzi, Briganti, arrendetevi!: Ricordi di un antico bersagliere, Venosa, Osanna, 1996.

* Francesco Gaudioso, Calabria ribelle. Brigantaggio e sistemi repressivi nel Cosentino (1860-1870), Milano, FrancoAngeli, 1996.

* Alberico Bojano, Briganti e senatori, Napoli, Alfredo Guida Editore, 1997.

* Aldo De Jaco, Briganti e piemontesi: alle origini della questione meridionale, Rocco Curto Editore, 1998.

* Antonio Boccia, A sud del Risorgimento, Napoli, Tandem, 1998.

* Denis Mack Smith, Storia d’Italia, Roma-Bari, Giuseppe Laterza e figli, 2000.

* Salvatore Vaiana, Una storia siciliana fra Ottocento e novecento. Lotte politiche e sociali, brigantaggio e mafia, clero e massoneria a Barrafranca e dintorni, Barrafranca, Salvo Bonfirraro editore, 2000.

*Giovanni De Matteo, Brigantaggio e Risorgimento – Legittimisti e Briganti tra i Borbone e i Savoia, Napoli, Alfredo Guida Editore, 2000.

* Aldo De Jaco, Dopo Teano: Storie d’amore e di briganti, Lacaita, 2001.

* Francesco Gaudioso, Il banditismo nel Mezzogiorno moderno tra punizione e perdono, Galatina, Congedo Editore, 2001.

* Giovanni Saitto, La Capitanata fra briganti e piemontesi, Edizioni del Poggio, 2001.

* Salvatore Vaiana, La repressione del brigantaggio a Canicattì e dintorni da Francesco Bonanno a Cesare Mori, pubblicato in “Canicattì nuova”, Canicattì, 2002.

* Francesco Gaudioso, Brigantaggio, repressione e pentitismo nel Mezzogiorno preunitario, Galatina, Congedo, 2002.

* Mario Iaquinta, Mezzogiorno, emigrazione di massa e sottosviluppo, Luigi Pellegrini Editore, 2002.

* Francesco Mario Agnoli, Dossier Brigantaggio. Viaggio tra i ribelli al borghesismo e alla modernità, Napoli, Controcorrente, 2003.

* Josè Borjes, Valentino Romano (a cura di) Don Josè Borges, generale catalano e guerrigliero borbonico, Diario di guerra, Bari, Adda, 2003.

* Josè Borjes, Tommaso Pedio (a cura di) La mia vita tra i Briganti, Manduria, Lacaita,

* Carlo Coppola, Controstoria dell’Unità d’Italia, ribellione popolare e repressione militare 1860-1865, Lecce, MCE Editore, 2003.

* Carmine Donatelli Crocco, Valentino Romano (a cura di) La mia vita da brigante, Bari, Adda, 2005.

* Carlo Coppola, Il Brigantaggio nel Salento, Matino, Tipografie S. Giorgio, 2005.

* Josè Borjes, Con Dio e per il Re. Diario di guerra del generale legittimista in missione impossibile per salvare il Regno delle Due Sicilie, Napoli, Controcorrente, 2005.

* Luigi Capuana, Carlo Ruta (a cura di) La Sicilia e il brigantaggio, Messina, Edi.bi.si., 2005.

* Salvatore Scarpino, La guerra cafona: Il brigantaggio meridionale contro la Stato unitario, Milano, Boroli Editore, 2005.

* Francesco Gaudioso, Il potere di punire e perdonare. Banditismo e politiche criminali nel Regno di Napoli in età moderna, Galatina, Congedo, 2006.

* Raffaele Nigro, Giustiziateli sul campo. Letteratura e banditismo da Robin Hood ai giorni nostri, Milano, Rizzoli Editore, 2006.

* Maria Procino, Donne contro: le brigantesse streghe dell’Appennino, in «SLM- Sopra il livello del mare» Rivista dell’Istituto Nazionale della montagna, n. 28, 2006.

* Valentino Romano, Brigantesse. Donne guerrigliere contro la conquista del Sud, Napoli, Crontrocorrente, 2007.

* APRILE Pino – Terroni. Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero «meridionali»

* DI FIORE Gigi – I vinti del Risorgimento. Storia e storie di chi combatté per i Borbone di Napoli

* DI FIORE Gigi – Gli ultimi giorni di Gaeta. L’assedio che condannò l’Italia all’Unità

* GUERRI Giordano Bruno – Il sangue del Sud. Antistoria del Risorgimento e del brigantaggio

* LENTINI Gerlando – La bugia risorgimentale. Il Risorgimento italiano dalla parte degli sconfitti

* PAGANO Antonio – Due Sicilie, 1830 – 1880 – Capone, 2002

* DI FIORE Gigi – 1861 Pontelandolfo e Casalduni. Un massacro dimenticato – Grimaldi & C. ed. 1998

* Rinaldi Gustavo – Garibaldi,l’avventuriero, il massone, l’opportunista – Controcorrente

 

….“si dice che a volte la menzogna e’ a fin di bene….in questo caso,è solo per il proprio interesse”…….

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