Isra’ e Mi’raj

Capitolo V

11

Dopo che io, Maometto, ebbi compiuto in quel tempio le mie preghiere con i profeti lì adunati, e dopo esser stato ricevuto con onore e anche abbracciato da loro, come avete udito, ecco che Gabriele mi prese per mano e mi condusse fuori dal tempio e mi mostrò una scala che scendeva dal primo cielo fino alla terra su cui mi trovavo. E quella scala era la cosa più bella che si fosse mai vista. Essa poggiava su quella pietra presso cui in precedenza ero disceso. I suoi gradini erano fatti come segue: il primo era di rubino, il secondo di smeraldo, il terzo di perla luminosissima e tutti gli altri di pietre preziose, ognuna secondo la sua natura, lavorati con perle e oro purissimo, tanto riccamente che nessun cuore umano sarebbe in grado di concepirlo. Ed era tutta ricoperta di sciamito verde più splendente di uno smeraldo, e circondata di angeli che la custodivano. Ed era così luminosa che a stento la si poteva guardare.

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Gabriele mi prese per mano e sollevandomi da terra mi pose sul primo gradino e mi disse: «Sali, Maometto!». Ed io salii, e lui mi accompagnava, con tutti gli angeli che erano assegnati alla custodia della scala. E Gabriele mi andava dicendo buone novelle sul grandissimo bene che Dio aveva in serbo per me.

Capitolo VI

13

Mentre io, Maometto, salivo con Gabriele lungo la scala di cui sopra vien detto, guardando in alto vidi un grande angelo assiso in trono, il quale reggeva tra le mani una tavola che si stendeva da oriente a occidente. Alla destra di quell’angelo ce n’erano molti altri, coi volti rilucenti come luna piena, per lo splendore della grazia di Dio. E tutti quegli angeli indossavano vesti verdi, più splendenti dello smeraldo, e avevano profumi più soavi del muschio e dell’ambra. E a sinistra c’era una schiera di angeli più neri dell’inchiostro, con gli occhi rosso fuoco, e puzzavano e avevano voci più forti del tuono e il loro aspetto era immensamente spaventoso.

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E Gabriele mi disse: «Fatti avanti, Maometto, e saluta quel grande angelo, e sappi che occupa un posto eminente al cospetto di Dio». Ed io lo salutai, e l’angelo mi restituì il saluto con un lieve cenno del capo. E osservando meglio mi accorsi che quello guardava alternativamente la tavola e il mondo; e fui molto stupito per il modo con cui obbediva al Signore Dio suo. Allora Gabriele parlò al grande angelo dicendo: «Perché non saluti l’uomo più nobile che esista al mondo?». E l’angelo chiese a Gabriele: «Chi sarà mai costui?». E Gabriele rispose: «È Maometto, nunzio del nostro Dio». Allora l’angelo a Gabriele: «È già stato inviato?». E Gabriele disse: «Sì, non c’è dubbio». E subito l’angelo mi salutò, annunziandomi buone novelle sul grandissimo bene che Dio aveva in serbo per me. E disse ancora che io ero il più alto e il più nobile di tutti ì nunzi di Dio, ed ero di diritto il signore di tutte le genti, e poi mi chiese di pregare con lui. Allora io, inchinatomi, pronunciai due brevi orazioni in ginocchio, poi mi rialzai. E subito quell’angelo e tutti gli altri mi salutarono. Poi quel grande angelo mi disse: «Sappi, Maometto, che il tuo popolo sarà quello che rimarrà come ultimo nel mondo, e durerà più a lungo di tutti gli altri popoli, perché Dio ama molto la tua gente, giacché fugge il male e compie il bene».

Capitolo VII

15

Avendo udito quel che di me, Maometto, e del mio popolo aveva detto il grande angelo anzidetto, come avete appena udito, chiesi a Gabriele chi fosse. E Gabriele mi rispose dicendo che era l’angelo della morte. Udito ciò, subito mi avvicinai a lui e gli chiesi: «Tu sei l’angelo della morte?». E lui mi rispose: «Lo sono». Ed allora l’interrogai, pregandolo di dirmi in che modo estraesse le anime dai corpi degli uomini alla loro morte. E lui mi rispose dicendo: «Sappi, Maometto, che dal momento in cui creò Adamo, il primo uomo, e lo pose sopra la terra, Dio mi diede il compito di trarre le anime fuori dai corpi degli uomini fino alla venuta del gran giorno del giudizio, così che nessuno resti vivo, tranne Dio, ed io con Lui. E poi Dio dovrà estrarre l’anima anche a me, così da durare Lui solo per l’eternità». Dette che ebbe tali parole, io gli rivolsi un’altra domanda: «Quando nel medesimo istante muoiono due uomini, uno in oriente e l’altro in occidente, in che modo puoi contemporaneamente estrarre le anime a entrambi?». Ed egli rispose: «Tu non comprendi, Maometto, che tutto il mondo sta al mio cospetto, e che io lo vedo tutto senza che sia possibile nascondermi neppure un soldo. E poiché al mio cospetto, tutto il mondo è meno di nulla, non mi è grave estrarre nello stesso istante due anime una a oriente e l’altra a occidente».

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E poi gli domandai ancora: «Quando si combattono grandi battaglie, in cui muoiono innumerevoli uomini, come puoi estrarre tante anime insieme?». E lui a me: «Sappi, Maometto, che in tal caso io le chiamo tutte a gran voce, ed esse vengono a me, e così posso coglierle». E ancora gli domandai: «Dimmi, angelo della morte, quando le anime sono al tuo cospetto, come puoi distinguere quali debbano andare in Paradiso e quali all’inferno?». E lui mi rispose: «Maometto, non vedi che i nomi di tutti gli uomini che furono, che sono e che saranno fino alla fine del mondo stanno scritti su questa tavola, con la morte destinata ad ognuno, e col bene e il male che Dio gli avrà riservato secondo i suoi meriti? Per questo so bene chi dovrà andare in Paradiso e chi all’inferno».

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