Breve storia e vicende fondamentali delle organizzazioni camorristiche campane – Parte 2 (VARIE FONTI)

 

(WIKIPEDIA)
Sono stati sciolti per Camorra in Campania più di 70 comuni fino ad oggi.

Elenco parziale comuni sciolti almeno una volta
Acerra (NA)
Arzano (NA) (nel 2008)
Afragola (NA) (nel 1999 e nel 2005)
Boscoreale (NA)- sciolto due volte
Brusciano (NA)
Casandrino (NA) – sciolto due volte (una nel 1991)
Carinola (CE)
Casalnuovo (NA)
Casapesenna (CE) – sciolto due volte
Casola di Napoli (NA)
Casoria (NA) (nel 1999 e nel 2005)
Casal di Principe (CE) – sciolto due volte
Casaluce (CE)
Casamarciano (NA)
Castelvolturno (CE)
Castello di Cisterna (NA)
Crispano (NA)
Ercolano (NA)
Frattamaggiore (NA)
Grazzanise (CE) – sciolto due volte
Liveri (NA)
Lusciano (CE) – sciolto due volte
Marano di Napoli (NA)
Marcianise (CE)
Melito (NA)
Nola (NA) – sciolto due volte
Ottaviano (NA)
Orta di Atella (CE)
Pagani (SA)
Pignataro Maggiore (CE)
Pimonte (NA)
Poggiomarino (NA) – sciolto due volte
Pomigliano d’Arco (NA)
Pompei (NA) – sciolto due volte
Portici (NA)
Pozzuoli (NA)
Quarto (NA)
Quindici (AV)
San Cipriano d’Aversa (CE)
San Gennaro Vesuviano (NA) – sciolto due volte
San Giuseppe Vesuviano (NA)
San Paolo Bel Sito (NA) – sciolto due volte
San Tammaro (CE)
Sant’Antimo (NA)
Sant’Antonio Abate (NA)
Santa Maria la Carità (NA)
Santa Maria la Fossa (CE)
Terzigno (NA)
Torre Annunziata (NA)
Torre del Greco (NA)
Tufino (NA)
Villa di Briano (CE) – sciolto due volte
Villa Literno (CE)
Volla (NA)

 

Fatti principali
FAIDE:

-faida tra la NCO e la Nuova Famiglia: guerra che scoppiò dopo che le principali famiglie malavitose napoletane decisero di confederarsi in un unico cartello denominato “Nuova Famiglia” per combattere lo strapotere di Raffaele Cutolo. Fu, di gran lunga, la più violenta per numero di morti ammazzati: nel 1979 si registrarono 71 omicidi; 134 l’anno successivo, 193 nel 1981, 237 nel 1982, 238 nel 1983, 114 nel 1984.
faida tra i Giuliano e i Contini: combattuta nel 1984 tra il clan Giuliano e il nascente gruppo di Eduardo Contini e Patrizio Bosti (condannati poi proprio per un duplice omicidio avvenuto nel contesto di questa faida, quello dei fratelli Gennaro e Antonio Giglio). Il tutto cominciò per una storia di controllo di una bisca della zona dell’Arenaccia, storia che vide coinvolti Vincenzo Attardo, a cui per ritorsione fu tagliato un dito di netto, Vincenzo Avagliano, Gennaro Giglio, Antonio Paglionico

-faida di Quindici: faida decennale tra le famiglie Graziano e Cava del comune di Quindici, in provincia di Avellino. Iniziata negli anni ottanta si protrae ancora oggi.
prima faida di Castellammare: Umberto Mario Imparato contro Michele D’Alessandro. Questa faida portò a diverse decine di agguati mortali, tra cui quello Michele D’Alessandro in cui morirono quattro suoi guardiaspalle (lui si salvò per miracolo) in viale delle Terme a Castellammare di Stabia.
prima faida dei Quartieri Spagnoli: combattuta tra i clan Mariano, detti i picuozzi, e Di Blasi, detti i faiano, alla fine degli anni ottanta; fu una delle guerre più cruente di quel periodo, gli agguati mortali furono diverse decine. [9]

-faida tra i Giuliano e l’Alleanza di Secondigliano: violento scontro avvenuto tra i due potenti gruppi nel 1990. Culminò con l’omicidio di Gennaro Pandolfi, dei Giuliano, e del figlio Nunzio Pandolfi, di appena due anni.

-faida tra i Gallo e i Gionta: combattuta durante tutti gli anni novanta e duemila tra i clan Gionta e il clan Gallo di Torre Annunziata. A scatenare la faida, che continua tuttora, malgrado le inchieste della Procura antimafia e l’incessante lavoro degli investigatori, fu il duplice omicidio di Alfonso Contieri e Nunzio Palumbo, affiliati ai Gallo, uccisi nel dicembre 1990, a cui fece seguito, pochi giorni dopo, l’agguato in cui persero la vita Giuseppe Caglione e Francesco De Angelis, appartenenti al gruppo avversario.

-faida di Pianura: svoltasi tra il 1991 e il 2000 tra i clan Lago, e i clan Contino e Marfella, alleati. Il primo atto risale al 1991: il 21 aprile, in piazza Risorgimento, furono assassinati due spacciatori, Salvatore Fruttaoro e Salvatore Varriale. Dopo l’arresto e il pentimento del boss Giuseppe Contino, a continuare l’opera è stato il boss Giuseppe Marfella. In questa seconda fase del conflitto è da inserire il duplice omicidio di Luigi Sequino e Paolo Castaldi, due ragazzi innocenti ammazzati per errore.

-prima faida di Ercolano: guerra tra gli Esposito e gli Ascione; uscirono perdenti gli Esposito dopo l’agguato mortale ai danni del boss Antonio Esposito.

-faida tra i Misso e l’Alleanza di Secondigliano: faida portata avanti dal boss Giuseppe Misso e dai vertici dell’Alleanza di Secondigliano. La situazione degenerò dopo il duplice omicidio di Alfonso Galeota e Assunta Sarno, moglie di Giueseppe Misso, nel 1992.

-seconda faida dei Quartieri Spagnoli: dopo la prima faida, che si concluse senza un vincitore netto, i Mariano dovettero affrontare un gruppo di scissionisti al proprio interno guidati dai boss Antonio Ranieri (detto Polifemo, poi ammazzato) e Salvatore Cardillo (detto Beckembauer); questi ultimi due furono seguiti da un nugolo di fedelissimi. La violenta faida che ne seguì portò di fatto alla dissoluzione dello stesso clan Mariano a seguito di numerosi omicidi, pentimenti e blitz con decine di arresti negli anni 1993 e 1994.

-seconda faida di Ercolano: faida decennale che vede coinvolti i clan Ascione e Birra. È una delle faide più cruente in termini morti ammazzati. In ballo ormai non c’è più soltanto il controllo del territorio: la guerra di Camorra va avanti perché tra i malavitosi delle due famiglie c’è un odio profondo e radicato. In questa guerra è rimasto coinvolto anche il clan Papale.

-prima faida interna ai Casalesi: combattuta nella seconda metà degli anni ’90 tra la famiglia Bidognetti e il clan scissionista capeggiato da Antonio Cantiello. Vide il rogo di San Giuseppe, quando nella notte di San Giuseppe del 1997 fu incendiato il bar Tropical ad Ischitella (il cui gestore aveva rifiutato, per ordine degli stessi Bidognetti, di installare all’interno dell’esercizio alcuni video-poker commissionati dalla famiglia Cantiello), in cui morì, bruciato vivo, il giovane cameriere del locale, Francesco Salvo.

-seconda faida interna ai Casalesi: scontro tra le famiglie del cartello e la fazione scissionista guidata dal boss Giuseppe Quadrano (poi pentitosi).

-faida tra i Licciardi e i Prestieri: conosciuta anche come la faida della minigonna, fu combattuta tra i clan Prestieri e Licciardi e portò ad una ventina di morti in pochi mesi. Tutto cominciò infatti in una discoteca per una battuta di troppo tra due gruppi di giovani sul vestito troppo succinto di una ragazza. I due gruppi di giovani appartenevano a clan di camorra, questo portò prima alla morte del giovane Vincenzo Esposito detto ‘o principino, pupillo della famiglia Licciardi, e poi a quella di numerosi affiliati dei Prestieri come ritorsione.

-faida tra i Mazzarella e i Rinaldi: un tempo alleati, i Mazzarella da un lato, e dall’altro i Rinaldi, famiglia storica del rione Villa di San Giovanni a Teduccio, fino al 1989 fedelissimi di Vincenzo Mazzarella e fratelli. Tutto filò liscio fino a quando Antonio Rinaldi, detto “’o giallo” non cominciò ad essere troppo ingombrante e fu ucciso. Quest’agguato portò ad una guerra con decine di morti protrattasi fino ad oggi. In guesta guerra caddero anche Salvatore Mazzarella e Vincenzo Rinaldi detto ‘o guappetiello.

-faida tra gli Altamura e i Formicola: conflitto violentissmo durato anni svoltosi nel territorio di San Giovanni a Teduccio. Più che per motivi di predominio criminale, la faida è stata combattutta per rancori di tipo familiare. La guerra decapitò entrambe le famiglie, compresi i due boss (Luigi Altamura e Bernardo Formicola), e si fece sempre più feroce.[18]

-faida tra i Cuccaro e i Formicola: guerra a cui sono riconducibili diversi episodi di sangue. Alla base dei sanguinosi contrasti c’è l’agguato mortale contro Salvatore Cuccaro, potente numero uno della cosca familiare di Barra nonostante avesse soltanto 31 anni, avvenuto il 3 novembre del 1996.

-prima faida di Forcella: detta anche “faida tra la Forcella di sopra e la Forcella di sotto”, fu uno scontro interno al clan Giuliano che ebbe luogo a metà anni novanta; da una parte i figli di Pio Vittorio Giuliano, dall’altra i figli di Giuseppe Giuliano, Ciro Giuliano e Luigi Giuliano “‘a zecchetella” (cugino omonimo di “‘o rre”). Ci andò di mezzo, tra gli altri, anche il patriarca Giuseppe, detto zì Peppe, 63 anni, ammazzato nel corso di un clamoroso agguato a Forcella il 9 luglio del 1998.

-prima faida della Sanità: fu combattuta negli anni 1997 e 1998 tra il clan Misso e i clan, alleati tra loro, Tolomelli e Vastarella. Dopo numerosi omicidi, tra cui quello del boss Luigi Vastarella, vi fu l’atto finale con l’autobomba, una Fiat Uno imbottita di tritolo, scoppiata in via Cristallini che doveva uccidere i boss dei Misso Giulio Pirozzi e Salvatore Savarese e che invece portò ad undici feriti innocenti.

-faida tra i Sarno e i De Luca Bossa: questa faida può essere considerata come una sorta di “spin-off” della faida tra i Misso e l’alleanza di Secondigliano, essendo i primi alleati dei Sarno e i secondi inglobati nell’Alleanza. Dopo numerosi omicidi, la faida culminò con l’autobomba di Ponticelli del 1998, in cui morì Luigi Amitrano, nipote del boss Vincenzo Sarno (vittima predesignata dell’agguato) nonché suo autista.

-terza faida dei Quartieri Spagnoli: fu la guerra combattuta, a fine anni novanta ed inizio anni deuemila, tra il clan Di Biasi, rimasto il clan dominante ai Quartieri dopo la dipartita interna dei Mariano, e i Russo, figli del boss Domenico Russo, detto Mimì dei cani. Numerosi omicidi tra cui quelli dei due patriarca, Francesco Di Biasi, padre dei faiano, e lo stesso Domenico Russo.

-seconda faida di Forcella: scoppiò in seguito all’avvento dei Mazzarella a Forcella (dopo il matrimonio tra Michele Mazzarella, figlio del boss Vincenzo, e Marianna Giuliano, figlia del boss Luigi); alcuni componenti dei Giuliano (tra cui Ciro Giuliano ‘o barone) non accettarono di buon grado l’entrata in scena dei Mazzarella. Inevitabile la spaccatura all’interno dell’organizzazione e soprattutto all’interno della famiglia; Michele Mazzarella si alleò con due personaggi di buon livello della Camorra: Massimiliano Ferraiuolo e Salvatore Fattore. Dall’altra si organizzarono, per combattere il clan Mazzarella, i giovanissimi Fabio Riso e Diego Vastarella, generi di Celeste Giuliano, sorella dei boss storici. Questo portò ad alcuni omicidi, tra cui quello dello stesso Ciro Giuliano e di Annalisa Durante, vittima quattordicenne innocente morta in un agguato con obiettivo Salvatore Giuliano junior, delfino di Ciro Giuliano.

-terza faida interna ai Casalesi: combattuta dal 2003 al 2007 tra le famiglie Tavoletta-Ucciero e Schiavone-Bidognetti. Vide la “strage di San Michele”, del 28 settembre 2003, con due innocenti ammazzati per errore.[21]

-faida di Chiaiano: conflitto svoltosi nel corso del 2003 e 2004 a Chiaiano tra il clan Stabile e il clan Lo Russo, in precedenza alleati sotto la bandiera dell’Alleanza di Secondigliano. Tra gli agguati mortali, si ricorda quello avvenuto sulla Tangenziale di Napoli il 1 giugno del 2004, quando vennero ammazzati Giuseppe D’Amico e Salvatore Manzo, con il primo che si trovava su un’ambulanza perché ferito a causa di un precedente agguato, ed il secondo, guardiaspalle, che lo seguiva in auto.

-seconda faida di Castellammare: combattuta tra il clan D’Alessandro, predominante a Castellammare di Stabia, e il clan Omobono-Scarpa, guidato da Michele Omobono “‘o marsigliese” e Massimo Scarpa “‘o napulitano” nel 2003, 2004 e 2005.

-faida di Scampia: guerra svoltasi negli anni 2004, 2005 e parte del 2006 che portò a quasi un centinaio di morti ammazzati; il conflitto si scatenò quando vari gruppi scissionisti del clan Di Lauro decisero di staccarsi dalla casa madre dopo che i figli del boss Paolo Di Lauro avevano deciso di sostituire alcuni boss nei principali ruoli chiave con gente a loro fidata. Questa guerra stravolse gli equilibri criminali a nord di Napoli e portò alla nascita di altri gruppi criminali indipendenti tutti federati nel cosiddetto cartello degli “scissionisti di Secondigliano”.

-faida tra gli Aprea e i Celeste-Guarino: combattuta nella zona di Barra tra il clan Aprea e la fazione scissionista guidata dai boss Ciro Celeste e Raffaele Guarino negli anni 2005 e 2006.

-seconda faida della Sanità: combattuta dal 2005 al 2007 tra il clan Misso e la fazione scissionista dei Torino, appoggiati dai Lo Russo di Miano. Più di venti omicidi in due anni, stravolse completamente gli equilibri della camorra nella zona della Sanità, di Materdei, dei Tribunali. Questa faida portò alla dissoluzione di entrambi i gruppi, dopo i pentimenti dei boss Emiliano Zapata Misso, Giuseppe Misso junior e Michelangelo Mazza per i Misso, e di Salvatore Torino e altri elementi di spicco per la fazione opposta.

Stragi
-Strage di Torre Annunziata: avvenuta a Torre Annunziata presso il circolo dei pescatori il 26 agosto 1984. Da un autobus precedentemente rubato scendono una dozzina di killer che iniziano a fare fuoco per circa 2 minuti contro il circolo dei pescatori, sede di incontri tra affiliati del clan Gionta. Otto morti, sette feriti.

-Strage di Pescopagano: avvenuta a Pescopagano, frazione di Mondragone, il 24 aprile 1990; 5 vittime: tre tanzaniani, un iraniano e un italiano ucciso per errore, e sette feriti, tra cui il gestore del bar e suo figlio quattordicenne, rimasto paralizzato perché colpito ad una vertebra

-Strage di Acerra: avvenuta ad Acerra il primo maggio 1992 in ambito della faida tra i Di Paolo-Carfora e i Crimaldi-Tortora. Per vendicare l’uccisione del fratello del boss Di Paolo un gruppo di sicari stermina una intera famiglia compreso un innocente di quindici anni.

-Strage di Castelvolturno: il 18 settembre 2008 vengono uccisi in un agguato sei extracomunitari. L’agguato seguì di pochi minuti l’omicidio di Antonio Celiento, evidentemente collegato. Conosciuta anche come la “strage di San Gennaro”.
Giustizia, Roberto Castelli, mandò gli ispettori nella sede della Giustizia napoletana al Centro Direzionale. Il caso, però, era quello che riguardava l’ex pm Luigi Bobbio accusato di aver favorito presunte omissioni nella conduzione delle indagini sul clan Di Lauro e sui clan dell’Alleanza di Secondigliano.
Anni duemila
La camorra è ancora considerata una delle maggiori piaghe del meridione d’Italia, al tempo stesso causa ed effetto di gran parte dei problemi socio-economici della Campania. Il suo potere, dovuto anche ad appoggi di tipo politico, le consente il controllo delle più rilevanti attività economiche locali, in particolare modo nella provincia di Napoli. Oggi la camorra conta migliaia di affiliati divisi in oltre 200 famiglie attive in tutta la Campania. Sono segnalati insediamenti della camorra anche all’estero, come in Olanda, Spagna, Portogallo, Romania, Francia, Repubblica Dominicana e Brasile, Germania, Polonia, Russia, Albania.
I gruppi si dimostrano molto attivi sia nelle attività economiche (infiltrazione negli appalti pubblici, immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione, riciclaggio di denaro sporco, usura e traffico di droga) sia sul fronte delle alleanze e dei conflitti. Quando infatti un clan vede messo in discussione il proprio potere su una determinata zona da parte di un altro clan, diventano molto frequenti omicidi e agguati di stampo intimidatorio. Grande risalto ha avuto negli anni 2004 e 2005 la cosiddetta faida di Scampia, una guerra scoppiata all’interno del clan Di Lauro quando alcuni affiliati decisero di mettersi in proprio nella gestione degli stupefacenti, rivendicando così una propria autonomia e negando di fatto gli introiti al clan Di Lauro, del boss Paolo Di Lauro, detto Ciruzzo ‘o milionario. Ma questa faida non è l’unica contesa tra clan sul territorio napoletano.
Numerose sono le frizioni e gli scontri tra le decine di gruppi che si contendono le aree di maggiore interesse. A cavallo tra il 2005 e il 2006 ha destato scalpore nella cittadinanza e tra le forze dell’ordine la cosiddetta “faida della Sanità”, una guerra di camorra scoppiata tra lo storico clan Misso del rione Sanità ed alcuni scissionisti capeggiati dal boss Salvatore Torino, vicino ai clan di Secondigliano; una quindicina di morti e diversi feriti nel giro di due mesi.
Per quanto riguarda l’area a nord della città (quella da sempre maggiormente oppressa dai gruppi criminali), tra i quartieri di Secondigliano, Scampia, Piscinola, Miano e Chiaiano, resta sempre forte l’influenza del cartello camorristico detto Alleanza di Secondigliano, composto dalle famiglie Licciardi, Contini, Prestieri, Bocchetti, Bosti, Mallardo, Lo Russo Stabile e con gli stessi Di Lauro quali garanti esterni (molto spesso, infatti, gli uomini di “Ciruzzo ‘o milionario”, si sono interposti tra le liti sorte fra le varie famiglie del cartello, evitando possibili guerre).
Per le zone centrali della città (centro storico, Forcella) resta ben salda l’alleanza tra i clan Misso, Sarno e Mazzarella, che controllano praticamente tutta l’area ad est di Napoli, dal centro fino al quartiere periferico di Ponticelli, facilitati anche dalla debacle del clan Giuliano di Forcella, i cui maggiori esponenti (i fratelli Luigi, Salvatore e Raffaele Giuliano) sono diventati collaboratori di giustizia. Nell’altra zona “calda” del centro di Napoli, le zone del quartiere Montecalvario, dette anche “Quartieri Spagnoli”, dopo le faide di inizio anni novanta tra i clan Mariano (detti i “picuozzi”) e Di Biasi (detti i “faiano”), e tra lo stesso clan Mariano e un gruppo interno di scissionisti capeggiato dai boss Salvatore Cardillo (detto “Beckenbauer”) e Antonio Ranieri (detto “Polifemo”, poi ammazzato), la situazione sembra essere tornata in un clima di relativa normalità, grazie anche al fatto che molti boss storici di quei vicoli sono stati arrestati o ammazzati.
La zona occidentale della città non è da meno per quanto riguarda numero di clan e influenza su]l territorio. Tra le aree più “calde” si trovano il Rione Traiano, Pianura (quartiere di Napoli), e lo stesso quartiere Vomero, per anni definito quartiere-bene della città e considerato immune alle azioni dei clan, oggi preda di almeno quattro clan in guerra e saccheggiato dalla microcriminalità comune. Da citare, il cartello denominato Nuova camorra Flegrea, che imperversa a Fuorigrotta, Bagnoli, Agnano e Soccavo, ma che ha subito un duro colpo dopo il blitz del dicembre 2005, quando vi furono decine di arresti grazie alle rivelazioni del pentito Bruno Rossi detto “il corvo di Bagnoli”. A Pianura (quartiere di Napoli) vi è stata in passato una violenta faida tra i clan Lago e Contino-Marfella, che ha portato a numerosi omicidi, tra i quali quello di Paolo Castaldi e Luigi Sequino, due ragazzi poco più che ventenni uccisi per errore da un gruppo di fuoco del clan Marfella, perché stazionavano sotto la casa di Rosario Marra, genero del capoclan Pietro Lago ed erano, quindi, “sospetti”.
Nella vasta area metropolitana ormai urbanisticamente saldata alla città, sono numerose le zone in mano ai gruppi camorristici, non solo per quanto riguarda i campi “classici” nei quali opera un clan mafioso (estorsioni, usura, traffico di droga), ma anche per quanto riguarda le amministrazioni comunali e le decisioni politiche (si vedano i numerosi comuni sciolti per infiltrazioni camorristiche). Una delle zone più soggette al potere camorristico è il comprensorio vesuviano e nolano.
Nelle altre province della regione, l’unica provincia che eguaglia Napoli per influenza della camorra sul territorio è sicuramente Caserta, in mano al gruppo dei Casalesi, un cartello criminale di portata internazionale (come riferito dalle ultime relazioni di DIA e DDA di Caserta e Napoli) gestito dalle famiglie Schiavone e Bidognetti (che hanno ereditato il potere di Bardellino) e dalle altre famiglie alleate che fungono da referenti per le varie province. Forme di camorra locale meno invasive rispetto a Napoli e Caserta sono presenti anche nella periferia di Salerno nel quartiere Mariconda dove è presente lo spaccio di sostanze stupefacenti[14], nell’Agro nocerino sarnese[15] clan Serino, in provincia di Avellino dove sono egemoni i clan Cava e Graziano, e in provincia di Benevento[16][17][18].
Il 7 febbraio 2008 viene arrestato il boss Vincenzo Licciardi, tra i 30 latitanti più pericolosi d’Italia. Era considerato il capo dell’alleanza di Secondigliano.[19]
Il ritorno al contrabbando di sigarette è dovuto ai recenti cambiamenti avvenuti all’interno di alcuni gruppi di camorra. In particolare l’attività è risorta nell’area nord di Napoli, dove opera il gruppo formato dai Sacco-Bocchetti-Lo Russo che, uscito dall’alleanza di Secondigliano, ha recuperato parecchio spazio e deciso di investire in questa attività, visto che i canali della droga sono controllati da altri gruppi, in particolare quello degli Amato-Pagano. A Napoli città il fenomeno è ancora limitato anche se in crescita, soprattutto nella zona dei Mazzarella (Mercato e Case Nuove).

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(http://coordinamento.mininterno.it)

Nella provincia di Salerno è stata censita l’operatività di 12 organizzazioni criminali, strutturate orizzontalmente, e presenti principalmente nell’area dell’agro nocerino sarnese (dove operano i gruppi Bisogno, De Vivo, Fezza, Pignataro-Prudente, Nocera, Sorrentino, Graziano, Serino), della Piana del Sele (con l’operatività dei clans Pecoraro e Maiale), nonché del capoluogo dove insistono i clan “Panella” e “Grimaldi.
    La marcata fluidità del panorama criminale, caratterizzato da fenomeni di osmosi dei vari gruppi con quelli del napoletano ed a sud con quelli calabresi, rendono difficoltosa la definizione di una visione d’insieme della situazione criminale caratterizzata, tra l’altro, da continui mutamenti delle alleanze.
    La capacità operativa dei sodalizi risulta, comunque, ridotta a seguito delle brillanti operazioni di polizia giudiziaria degli anni decorsi, cui hanno fatto seguito esemplari sentenze di condanna inflitte dalla magistratura agli esponenti più rappresentativi dei clan “storici”. In conseguenza di ciò sono emersi nuovi gruppi delinquenziali, nei quali sono confluiti malviventi che prima operavano in posizione maggiormente defilata.
    Peraltro, l’attività delle Forze dell’Ordine per contrastare l’escalation criminale di nuovi gruppi emergenti si è estrinsecata in 3 significative operazioni a carico di complessivi 22 elementi appartenenti a due clan emergenti responsabili di associazione di stampo camorristico finalizzata, tra l’altro, alla commissione di estorsioni.

                                                                                                                     Firmato: “varie fonti”
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