Sull’Uomo

{come è nostra consuetudine, riserviamo uno spazio particolare per gli ospiti pubblicando lo scritto di un amico che ha deciso di condividere con noi un passo sul comune cammino. Buona lettura} Immagine

L’uomo. Un essere così complicato ma così “perfetto”. La sua forza di volontà, la sua sete di conoscenza, la sua curiosità infinita, madre di tutte le scienze, lo rendono una macchina perfetta,l’unica che può realmente gustare le gioie del vivere. Stolti sono coloro che strozzano la loro sete! Non potete immaginare quanto sia fantastico scalare un monte, sentire la terra calpestata diventare, passo dopo passo, sempre più scoscesa, più ripida, più intricata; soffrire e patire in silenzio le agonie della stanchezza, combattere contro di esse, lottare contro se stessi, contro i propri limiti. E poi, all’improvviso, una curva e ancora una salita, questa volta ancora più ripida, accelerare il passo, non sentire più la stanchezza, sentire per la prima volta l’ebbrezza caotica delle fredde lamine del vento e godere di quella frescura, incuranti di ogni sorta di male, ritenendosi oramai immortali. E poi, salire ancora, sempre più veloci, sempre con meno affanno. Arrivare in cima d’un tratto e fermarsi attoniti dinanzi al sublime spettacolo, al magico teatro della realtà, dove attori mondani, vivi, morti, inanimati, si fondono, si mescolano in una magnifica danza di colori, di profumi e di suoni. Restare. Immaginare. Sognare, di superare ancora altri limiti, altri scontri, altre sfide. E guardare, dall’alto la terra che ormai sembra non avere più segreti, come se fosse propria. Poi voltarsi e notare a distanza chilometrica un altro monte, più alto, più freddo, più terrificante. E poi, voltare i tacchi e continuare imperterriti verso un’altra sfida, un altro limite da valicare. Un’altra vita.
Sentire dentro di sé l’opportunità di cogliere l’attimo, di essere, anche solo per un istante, padroni del mondo, signori di se stessi. Udire voci confortanti provenire dal proprio ego urlare sempre più forte di non fermarsi mai, di continuare e di benedire ciò che si è invece già fatto. Ritornare giovani e sperare. Pregare, affinché si possa morire infine così: giovani. Sentire in sé, fino all’ultimo dei giorni, la forza di dire: “ti sfido”, di poter dare ancora un’ultima volta una prova a se stessi. Morire giovani.

Francesco Cirano

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