Il senso della vita (secondo Voltaire)

L’animale di Sirio sorrise: gli pareva che costui non fosse il meno sapiente, e il nano
di Saturno, se non fosse stata l’immensa sproporzione, avrebbe abbracciato il seguace di
Locke. Ma c’era là, per disgrazia, un piccolo animaletto col berretto quadrato che
interruppe tutti gli animaletti filosofi, dicendo che conosceva tutto il mistero, che la
spiegazione si trovava nella Somma di San Tommaso; e poi guardò dall’alto in basso i
due abitanti del cielo e rivolgendosi ad essi, sosteneva che le loro persone, i loro mondi,
i loro soli, le loro stelle, tutto era fatto soltanto a pro dell’uomo. Sentendo questo
discorso, i due viaggiatori si lasciarono cadere uno addosso all’altro, soffocando di quel
riso inestinguibile che secondo Omero è dote degli Dei. Le loro spalle e il loro ventre
ballavano di qua e di là, e nel convulso, la nave che il Siriano aveva sull’unghia cadde in
una tasca delle braghe del Saturniano. Quelle due brave persone si diedero d’attorno per
ritrovarla, e finalmente ripescarono l’equipaggio e lo rimisero a posto ben in ordine. Il
Siriano riprese in mano i piccoli vermiciattoli, e parlò ad essi ancora con molta
gentilezza, benché, in fondo al cuore, fosse un po’ irritato nel vedere che gli
infinitamente piccoli avevano un orgoglio infinitamente grande. Promise di scriver per
loro un bel libro di filosofia, scritto in caratteri molto minuti perché potessero leggerlo,
e che nel libro avrebbero trovato la spiegazione di tutto. E davvero, prima di partire,
diede a loro questo volume, che venne portato a Parigi all’Accademia delle Scienze; ma
quando il segretario l’aprì, trovò le pagine tutte bianche:
«Me l’immaginavo!» disse.

Immagine

M.

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