A Sarno – poesia di Gino De Filippo

Com’era bella la notte
dal monte Sammartino
quando le sorgenti cantavano
e i pioppi suonavano al maestrale.
Com’erano belli i giorni
quando il sole
nuotva fiumi di cristallo…

Quante ferite si ritrova,
quante zanne hanno trafitto
le carni tenere della terra.
Insepolte memorie:
le pietre dei secoli
invecchiano senza storia
nella ruggine del tempo.
Non è storia quella di oggi,
ma stupro di sapienza,
pianto di vedova incompresa,
ore tradite di preghiere
svendute agli stranieri
che nulla sanno della luna,
nulla sanno dei nonni
coraggiosi e nottambuli;
nulla sanno dei giorni chiari e rotondi.

Vorrei dirlo a quelli dopo:
pulite le piazze dei garofani,
seminate pensieri di smeraldo.
Piantate nuovi pini
fra Sammartino e la valle
e ridate il sole alle pietre
lungo il fiume della storia.
Qui non esistono pietre morte,
nè ricordi di ruggine!
Esiste soltanto l’eternità
fra Sammartino e il fiume
nelle lunghe albe verso il mare.

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