La stanza prismatica

Al guardare negli occhi la sfinge tremai; e non si arrestò il tremolio allorché comincio a raccontarmi della stanza prismatica:

 

“La stanza prismatica

con occhi a finestre,

specchi per mura,

assorbe l’ombra

emana la luce.

 

Anticamera semantica,

incentro tiene mastre

che portano a postura

di ogni Sè la vertebra,

si che uom traduce.”

Finito ch’ebbe di narrare,mi sporsi col mio iride verso il suo,attirato dallo strano chiarore  di cui era avvolto;ella rimase immobile,come se il mio gesto fosse assolutamente necessario(tiene nell’artiglio la sfera del destino?).

In quella pallida luce,come in una trance stupefacente,mi prefigurai la stanza.

La lingua difficilmente può esprimere quale impronta lasciò in me tale visione metamorfica,e di rimando la mano che scrive è impacciata,frenata com’è dalla fumosità delle immagini guida.

So per certo che mi ritrovai al centro,e il mio corpo riflesso in infiniti specchi finì per diventare l’effettivo intonaco del luogo. Ovunque non scrutavo altro che me.

Ma questo è il punto cruciale,dove le mie convinzioni caddero: di fronte al mio sito,davanti ai miei occhi,si paravano altrettanti occhi immensi e maestosi,i quali non porgevano la pupilla verso di me,bensì sembrava che il dentro dov’io ero racchiuso fosse parte delle interiora oculari; e questa credenza crebbe allorché ,fissato il centro dei bulbi rovesciati,vidi attraverso di essi.

E vidi me stesso,ancora una volta,incantato e tremante:la stanza prismatica era la mente della sfinge.

Immagine

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