Horror Vacui

Ricordo il cornicione sulla terrazza di casa, le raccomandazioni di mio padre…lui non c’era…un passetto, allungo il collo…la strada…un altro…il marciapiede…non era difficile avrei potuto continuare senza cadere, perché fermarsi? Mio padre, la mia famiglia, il mondo…neanche io avrei approvato.

C’è un baratro in ognuno di noi, una linea di demarcazione oltre la quale siamo veramente soli, al fondo di quel pozzo bolle la nostra putrida coscienza e nessuno sarebbe disposto ad accompagnarci in questo viaggio.

Stessa scena, un’immagine più cupa, io che mi avvicino ad un ciglio e ad ogni passetto sono spinto sempre più forte a fare il successivo…il confine non è così marcato come quando ero bambino, è indefinito…quell’attrazione la chiamo “Horror vacui”. Paura del vuoto. Paura dell’infinito. Paura di perdere ogni certezza. Paura di perdere i sistemi di riferimento. Paura di perdere la logica. Perché non fare un altro passetto? Il problema non è l’andata…ma il ritorno.

Ho freddo. Non vedo nulla, è tutto buio. Una sensazione di umido, un liquido vischioso che mi arriva alle ginocchia, che mi imprigiona…ho paura! La paura non si può spiegare, rimani lì ad osservarti, cerchi di spiegare logicamente ciò che ti sta succedendo ma non puoi, nulla ha senso… “ In questo posto la logica te la METTI NEL CULO”…una voce sinistra che riecheggia nel buio…mi fa rizzare i peli sulla nuca…è la MIA VOCE…non c’è nessuno, in realtà sono solo…Rimango fermo…la logica trae una conclusione da una premessa, ma qui non ci sono premesse, non ci sono sistemi di riferimento, la voce sinistra aveva ragione…mi sono voluto spingere io fin qui…non ho paura della morte, della tortura eterna o dell’inferno, ma di questo ho paura…ho paura del “Non Io”, di questo “Altro me” che ho incontrato in fondo a questo pozzo…e non so come uscirne…

.G

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