L’armonia dei colori

“Siamo cio che siamo –l’essere nati è una risposta sufficiente ad ogni obiezione”:d’avanti ad una

pretenziosa tastiera,batto una lettera alla volta, i versi del vate statunitense,W.Whitman,sinceramente ispirato dalle parole di D. Thomas: “la luce della luna illumina le ossa dei morti”.

MI chiedo chi tra di noi possa dirsi siceramente sereno,tra le tante voci di cui è animato l’etere :la reale serenita ,la schiacciante sincerita,non puo che essere la loro:di quelli che hanno gia vissuto ,di quelli che hanno già patito, le cui voci ,ancora oggi ,riecheggiano,e che, forse, presa,dal fragore,questa nazione,questo paese  e noi stessi,non riusciamo ,non sappiamo piu ascoltare.

“Nel silenzio possiamo ascoltare piu vividamente il disegno di Dio”recita un’attrice anonima in “io sono leggenda”,ma per quanto possa essere opinibile e irrisolvibile il dilemma del divino,di sicuro possiamo tentare di ascoltare quella eco, impertinente ma sacrale,che ci rinnova ,ogni giorno la tensione al principio cardine di ogni essere vivente : l’unità.

Cercare unità:negli intenti,nei sogni,nelle radici;unità nelle nostre azioni,nelle nostre disgazie,è il setaccio in cui ci prodighiamo ,ogni giorno: per comprendere o illuderci di farlo,cio che accade nella nostra esistenza, in quella della nostra nazione.

Riallacciamo fili rossi:tra gli accadimenti inaspettati e quelli conosciuti ,rintracciamo un senso.

Per scoprirlo,per gestirlo,per abbracciarlo o nietzschianamente rinnegarlo,ascoltiamo la nostra voce e la sintetizziamo con quella della nostra famiglia,un gruppo di persone che condivide con noi il tetto,il pasto,la quotidianita,il problema ,la soluzione.

E cosi:famiglie in cui nasciamo,famiglie che  scegliamo,da cui veniamo al mondo,da cui ci allontaniamo;in cui ci riconosciamo,da cui vogliamo essere riconosciuti: per necessita, per l’inadeguatezza e l’inquietudine,desiderosi di completezza,di affettivita.

In alcune nasciamo:volenti o nolenti,fortunati o sfortunati: è un dato di fatto.

Altre le decidiamo,altre le vogliamo : il nostro gruppo,il nostro paese.

In essi ci rivediamo, ce ne sentiamo parte:affrontiamo le difficolta,e ne ascoltiamo i consigli.Vi siamo legati per esperienze,per  storia comune:non tanto per il fatto che “siamo tutti sulla stessa barca” ma per il fatto che siamo tutti sulla stessa terra: questa.

E io riesco a vedere un infinito potenziale in singoli gruppo di persone che spontaneamente si uniscono,e che combattono contro gli stessi avversari: come si fanno patti con se stessi,rinunciando  a qualcosa,per il bene del gruppo,cosi ognugno di noi scende a patti con cio che vuole,mantenendo saldi i propri sogni,rinunciando a qualcosa oggi,per qualcosa di migliore ,domani.

Abbiamo sopportato tante guerre e ristrettezze economiche nella nostra storia:hanno costruito la nostra nazione, lo spirito che la anima;ed ogni giorno,ci scontriamo con i nostri amici,con i nostri avversari,con noi stessi: ma alla fine da tutti noi, nasce l’individuo nuovo,il gruppo nuovo,il nuovo paese.

Eppure c’è chi ci allontana da queste aspirazioni: il “leghista” che ci divide,o l’occasione che potrebbe risolvere i problemi ,o che potrebbe dare vigore ad un’esistenza che pensiamo blanda,facendoci perdere pero’ di vista ,chi siamo,e come,cosa facciamo.

Viviamo in tempi duri: tempi di divisione e pandemonio:le famiglie si sfasciano,il paese va a pezzi,e cerchiamo di ricostruire tutto con gli strumenti che la storia ci offre;ma noi che siamo il risultato di quella stessa storia ,abbiamo il dovere di  fare un passo in avanti:prendendo coscienza che abbiamo il compito di dare vita ad un’evoluzione,a partire da noi stessi.

E dobbiamo ricominciare dai nostri doveri,dalle nostre responsabilita:morali e storiche,verso noi stessi ,la nostra famiglia,il nostro gruppo,la nostra societa:perché se ammettiamo il nostro errore,da singoli,rinvigoriamo lo spirito di tutto il paese,perché non c’è Italia,senza italiani.

Gli italiani devono essere persone oneste.

Se non riusciamo,rifacciamoci a chi suscita la nostra fiducia,a chi ci conosce:cerchiamo domande,piu che risposte:cerchiamo spunti ,piu che soluzioni:perché tutto cio che è stato,tutto cio che è ,vive dentro di noi

In noi troviamo le risposte,in noi troviamo le soluzioni.

“In vita mia ho sofferto molto :ho commesso molte ingiustizie; fatto molte sciocchezze,e ho ingoiato tante amarezze” ci confessa Hesse,ma se riusciamo a  muovere da quei principi che animano la naturale istintivita,non dell’animale sociale aristotelico,ma dell’uomo sociale,dell’uomo che ha bisogno dell’altro per costruire qualcosa che vada al di la di se stesso,sia qualcosa di tangibile o sia qualcosa che giaccia nell’intimita della propria coscienza;che viva sfidando la polvere della storia,vestendosi da sfinge o da muraglia cinese o  che rimanga come brezza a soffiare sulle vele dei nostri figli,vivendo delle nostre parole,di quelle imporanti,di quelle che si ricordano,di quelle “illuminatte dalla luna “: allora potremo rialzare noi stessi,dalle divisioni degli inutili partiti,delle limitate religioni,delle false realta, delle scarne verita:allora potremo rialzare il nostro gruppo perché “Siamo operativi ed autosufficienti nella varieta di noi stessi”,ci suggerisce Whitman: allora potremo rialzare la nostra nazione,che non vivra di masse,di parti:ma di individui che si sentono parte ,ogni giorno, di qualcosa di grandioso, che ha vissuto e vivra l’unità:tra se stessi e gli altri; tra il singolo e il paese;tra la gente e le genti:una folta varieta che vive di compassione ed equita,nella consapevolezza che non volendosi sentire superiori ,si riesce alla fine ad essere superiori a se stessi.

“Noi dobbiamo essere potenti”,essere capaci di fare le cose,perché il fatto stesso che esistiamo è una risposta affermativa alla vita che ci ha chiamati: in cio che facciamo,nelle capacita che abbiamo ,noi ci riconosciamo capaci e ne guadagnamo in consapevolezza.

Se” un uomo viene giudicato da quanto le sue azioni ,le sue passioni,i suoi pensieri,le sue emozioni,contribuiscono al progresso culturale e spirituale dela  societa”(A.Einsten,come io vedo il mondo) :piu uomini che si comprendono a vicenda,che si sostengono e cercano di immedesimarsi nell’altro  possono costruire una grande nazione,se capiscono che per essere grandi bisogna riunirsi sotto un’unica idea,un’unica bandiera,abolendo il concetto di “ideale” ed ammettendo che l’unità è l’unico principio che ci muove nello stare insieme, per risolvere i problemi.

Aggiustiamo le cose che si sono rotte,in noi stessi,per noi stessi,e aggiusteremo,il nostro gruppo,la nostra nazione,la nostra stessa vita.

Possiamo farlo,dobbiamo farlo :tra gli altri c’è chi ci aiutera,perché non c’è verita piu grande di quella rivelataci da Eduardo :”i tempi sono brutti,se non ci diamo una mano tra di noi ….”

R.

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