Chiarissima Sig.ra Istituzione le porgo cordiali vaffanculo.

Carissimo Giovanni Amendola, mi scuso se prendo proprio lei come riferimento, ma la sua figura riesce a darmi un ottimo spunto. Voglio utilizzare la tecnica che è propria del genere umano che tenta di dare un valore che va al di là del valore intrinseco delle cose. Per non parlare delle cose che con il tempo, con la storia, acquisiscono maggior valore. E così la sua raffigurazione campeggia al centro di una piazzetta, con la scuola alle spalle, come se quella scuola avesse potuto per sempre difendere la sua immagine a spada tratta. Quella scuola che ha sfornato migliaia di studenti cui è stato insegnato il significato della storia, quegli studenti che si sarebbero dovuti immolare pur di difendere la sua statua da atti vandalici. Oggi vediamo la sua statua ricoperta di scritte irriverenti, non per il loro contenuto (qui non contempliamo i contenuti), ma per la loro stessa presenza. La scuola dietro di lei è stata bersagliata di pietre, forse proprio da quegli studenti che stava partorendo. In natura c’è una mamma ragno che prima partorisce i figli e poi lascia che essi si cibino del suo corpo. Vede, come dicevo prima, non bisogna guardare al contenuto di quelle scritte, e la gioventù che le ha create mi piace pensare che lo sappia. Quella gioventù illuminata è riuscita a vedere al di là della raffigurazione della sua statua, è riuscita a vedere la pietra, la roccia su cui apporre la propria firma. La sua statua tutta bianca era troppo invitante, era un foglio bianco che aveva resistito all’assalto del tempo e così come la sua statua non ha più del valore della pietra (appunto il valore intrinseco), per quella gioventù quei segni non hanno alcun significato.

Sig. Giovanni Amendola, se c’è una cosa che la storia ci ha insegnato, è che i figli farebbero bene a non seguire le orme dei padri. Ecco che la mia incendiaria generazione, distrugge il passato e lo riscrive, deturpa il suo monumento e non lo fa con cattiveria ma perché è nauseata dall’aura di grandezza di cui si ammanta il passato, come se chi è venuto prima avesse fatto cose che essa non sarebbe capace di fare. Il suo monumento rappresenta tutta la severità e la seriosità di quelle istituzioni che dietro false morali hanno condotto la mia generazione verso il baratro morale che loro stesse le imputano. Continuando vergognosamente a mentire, sospirano frasi come: “O tempora, o mores!” (a disdegnare il presente), frase passata di bocca in bocca sin dalla notte dei tempi, pronunciata forse dal primo uomo con la clava. Sissignore, Giovanni carissimo, sono nauseato dalle istituzioni che, una volta sì e l’altra pure, fanno appello alla costituzione o agli ampollosissimi PADRI FONDATORI, sono nauseato dalle icone del passato, sono nauseato dalla Chiesa, che ancora punta il suo dito indice contro i miei luridi peccatucci di uomo comune, dimenticando che un tale consigliava di non guardare alla pagliuzza che è negli occhi degli altri. Sono nauseato dall’Altissimo Rettore che diventa Esimio Assessore e che collabora con la Protezione Civile per trasformarsi, con un triplo salto carpiato, in Illustrissimo Candidato a Sindaco per il tal partito, tutto questo dopo aver sparso i frutti del suo seme per tutti gli Atenei, ricordo ancora la lunghezza e la giudiziosità del suo dito indice quando era un “semplice” Professore.

Caro Gianni, permettimi di darti del tu (ormai hai capito quanto odio i piedistalli) la lista è ancora lunga ed io ho poco tempo per scriverti, ma pensa che nessuno nota un muro bianco, ma una scritta su quel muro può far riflettere sul muro stesso. Diciamo che tu sei il muro ed io sono il tale che ha notato il muro solo per le innumerevoli scritte che i miei contemporanei vi hanno apposto, il tuo sacrificio sarà servito a qualcosa. Gianni caro il mio esercito è pronto e privo d’ideali, non studia la “storia” (quella dei libri intendiamoci), quella montata ad arte perché i posteri riuscissero bene a distinguere i buoni dai cattivi. Il mio esercito ha la bomboletta spray in una mano, al solo scopo di creare del sano e naturale disordine, di confondere le lingue. Non canta slogan, la sua voce è un rumore incomprensibile, è la voce di mille liberi pensatori e ciascuno grida il proprio slogan. Ognuno di quegli slogan è una scritta sul muro, non importa leggerli tutti, è l’effetto globale che conta. Il mio esercito è ignorante ma dotato unicamente di quello che è mancato alla tua generazione, il buon senso. L’unica cosa che il mio esercito ha in comune con voi è il dito indice più lungo che la storia ricordi ed è puntato dritto contro di voi!

.G

Annunci