il matrimonio….per iniziati e non

Nell’ideologia religiosa di tutti i tempi il matrimonio è un sacramento, ossia una consacrazione.La credenza universale è giustificata al pari degli altri sacramenti (sette nel cattolicesimo:
battesimo cresima, comunione, penitenza,estrema unzione, ordine sacro e matrimonio)quello nuziale è essenzialmente un rito di aggregazione,o più precisamente di integrazione in un più elevato ordine di realtà: presuppone un mutamento radicale di stato, una modificazione della persona in senso ampio, integrale.
Si tratta, per così dire, della metamorfosi dell’individuo che muore al celibato e rinasce nella condizione di coppia(agli iniziati queste ultime parole di intendimento).E’ dunque evidente la struttura iniziatica del matrimonio, basato com’è su di un simbolismodi morte e resurrezione. Senza una tale struttura non v’è sacramento, anzi non v’è religione autentica (e, fra l’altro, è proprio la sua origine
iniziatica a conferire legittimità al cristianesimo).E’ naturale che, in una società così secolarizzata qual è quella nostra, il senso della palingenesimatrimoniale non sia più chiaro alla coscienza comune. Chi si sposa, seppur animato da nobili intenzioni, non sa di ripetere su scala individuale (anzi, bi-individuale) un complesso simbolismo cosmico, non riflette a sufficienza sulla nozione di sacramento insegnata dal sacerdote che officia il rito. Uno che si fa due e, contemporaneamente, due che si fanno uno per divenire tre, quattro, cinque, ecc. Il rito nuziale,in realtà, partecipa del mistero creativo che fa sì che dall’unità originaria emerga la molteplicità degli esseri e dei fenomeni, molteplicità che, in forza di una ragione interna, tende sempre a reimmergersi nel suo principio (Dio, nel linguaggio religioso).Ma qual è questa ragione interna? L’amore come forza cosmica e trascendente. Quale che sia
la sua manifestazione, dalla più grossolana alla più sublime, l’intima natura dell’amore non muta, val la pena ripeterlo: esso è crescita in complessità, tendenza degli enti all’unità. Questa
energia in azione è osservabile a tutti i livelli del reale, microcosmici. E’ il potere dell’attrazione a trasformare un organismo elementare in un organismo più complesso ed organizzato (lo si constata al microscopio con le creature unicellulari, i protozoi, che tendono a unirsi, fondersi in una entità pluricellulare).E l’uomo, si sa, nel nostro mondo è l’essere più organizzato, al vertice della scala terrestre,l’essere in cui ilmaggior numero di “mattoni”si risolve nella massima sintesi unitaria.L’evoluzione lo ha dotato di autocoscienza: perciòè anche il solo ente a sapere ciò che fa, ad
amare consapevolmente (da qui l’esigenza storica della ritualizzazione dell’eros, sublimato in sacramento, che fa dell’amore ordine(responsabile).

Il matrimonio non è che “amore ordinato”, cosmizzato,in vista della sua santificazione tramite il rito, centrato sul simbolismo unitrinitario.
Perciò è errato affermare, in termini religiosi,che ci si sposa per avere figli, per procreare:si fraintende l’effetto con la causa, l’esitoovvio con la promessa. Generare in modo cosciente fa dell’uomo un uomo integrale; è certo nobile intendimento ma la procreazione segue e non precede il suo strumento: l’amore.
Ci si sposa solo per amore, per unirsi; il figlio è premio dell’amore consapevole e maturo  germoglio dell’eternità della coppia (uno si fa due,due si fanno tre), sintesi creativa del vero rito
nuziale (la tri-unità come modello esemplare della specie(sarà questo il vero messaggio trinitario?? “nota di P.”): la prole può anche mancare e ciò non inficerà la struttura iniziatica delle nozze,
finché sia saldo e vissuto nell’intimo, nel profondo,il sentimento amoroso. L’amore, infatti, è premio a se stesso e sciagurato (exauguratus, inlatino, cioè sconsacrato) è colui che non conosce
o non ha vissuto l’emozione dell’amore, egli ignora il sacramento (la consacrazione) perché ne è privo.
L’amore dunque, come promessa e come fine del rito nuziale.
Esso, ovviamente, non va confuso e identificato,tout court, con la sessualità (o sensualità), che ne costituisce solo aspetto parziale. L’amore è una forza onnicomprensiva e onnipervadente,
“che muove il sole e le altre stelle”, per dirla come Dante, espressione della forza universale. Proprio per questo va disciplinato, ritualizzato in sacramento, per scongiurare i possibili effetti
nocivi che possono insorgere da un incauto approccio (una costante del sacro laddove sia già sorta la coscienza evolutiva). Ciò vale solo per l’uomo, perché solo l’uomo sa quello che fa, conosce e, quindi, abbisogna di un isolante superfluo alle altre creature. Quando l’uomoama, sa di amare, in una misura più o meno consapevole, profonda; egli conosce l’amore e conoscere, in senso stretto, equivale a intensificarsi con l’oggetto della conoscenza, a”farsi uno”, letteralmente, con esso, sintesi d’un fruttuoso processo di interrelazione dinamica.
“Io amo l’amore, l’amore ama me” si afferma in una nota canzonetta dei nostri giorni; nella canzonata affermazione si cela una grande verità, un’identificazione reale il cui senso è probabile
che sfuggasi ai più. Nella persona cara si ama davvero l’amore, gli uomini non sono che un veicolo della forza universale che dà vita e mantiene in vita i mondi.
“Essere integrati” nell’amore mediante il rito nuziale significa collegarsi alla fonte extratemporale dell’amore, alla sua sorgente. Cos’è, infatti, un sacramento nell’accezione più rigorosa
del termine? La storia comparata delle religioni ne dà la seguente definizione: l’atto rituale, tramite il quale si trasferisce all’adepto, in forma magica e con affetti trasformanti, una
partecipazione alla potenza divina.

Questo post è rivolto a conoscenze di diverso livello, penso sia utile però per tutti.Vogliamo sottolineare l’importanza della ragione in tutto questo: il consiglio di non prendere per vero ciòche è scritto nè qui nè altrove sul web a riguardo.L’esperienza d’amore appartiene ad ogni individuo, ma solo chi decide di affrontare un persorso di conoscenza sviluppa strumenti(che comunque tutti hanno) tali da consentirgli di poter discernere la vita stessa nelel sue costituenti fondamentali.E’ pertanto auspicabile seguire il  motto lege relege et invenies(LEGGI RILEGGI E DUNQUE RIFLETTI)

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