Nei giorni seguenti a quella strana e fantastica vicenda avvenuta in pianura cominciai, con moto quasi autonomo della mia volontà, la ricerca verso la conoscenza di questo popolo strano. Inutile dire che non riuscii a trovare nessuna notizia se non qualche appunto confuso su alcune civiltà indoeuropee, di cui però non si ha nessuna traccia storica di tipo reale, ma soltanto ipotesi. Decisi allora di mantenere il riserbo su quanto avevo visto, e di tornare a visitare ogni Domenica quel luogo dai contorni così conformi alla natura, da sembrarne quasi ed insolitamente estraneo.
La terza volta che ritornai mi fermai a guardare per l’ennesima volta quell’insieme di forme, e dopo un momento di assoluta immobilità una brezza mattutina venne a trovarmi in mezzo a quei ruderi. Il vento smosse la corteccia dal tronco e anche stavolta potei leggere qualcosa di nuovo:
Cronache della nascita
Noi non contiamo il tempo, non lo dilatiamo, non lo sezioniamo, non lo stringiamo, non lo bruciamo, non lo adoriamo, non lo fuggiamo: semplicemente viviamo, e l’unica alternanza che ci è concessa è quella che col calar del Sole comincia con la Luna, e viceversa. Il mio popolo così ha scelto di vivere, perdendo la conoscenza esatta dell’inizio delle proprie radici, ma acquisendo la sicurezza della loro esistenza e della loro forza presso le nostre usanze e il nostro comune sentire. Così ogni nuovo che nasce ricorda il volto degli alberi della foresta allo stesso identico modo di chi è già nato o di chi sarà prossimo a farlo.
La prima cosa che ci insegnano quando apriamo gli occhi è che il fiume ci accarezza e noi camminando col suo corso impariamo a crescere, sul suo percorso i giovani vedono cose straordinarie ed è quello il fondamento della nostra educazione. Abbiamo rispetto per il suo fluire poiché esso viene prima di noi: il suo fiotto gorgogliava dalla roccia, e le nuvole si disciolsero per dargli un corpo molto prima che noi fossimo nati, ed ora è qui ad accompagnare i nostri amati verso la maturità, e quando l’ultima goccia sarà scorsa noi non piangeremo, perché conosciamo il fiume e sappiamo che dopo di noi tornerà a scorrere per altre creature.
Nei primi passi egli ci insegna che ci ama, ma che il suo amore per noi è uguale a quello per gli altri esseri, perché agli occhi di chi dorme sembra esserci soltanto per alcuni ma egli in realtà fluisce sempre per tutti. Perciò mentre scorriamo con lui egli ci lascia vedere quelli che noi cominciamo a considerare come nostri fratelli, e con esso conosciamo la vera famiglia da cui siamo nati. Conosciamo il popolo degli alberi e quello degli animali, quello che vive nelle acque e quello che respira nelle caverne buie dei monti che ci circondano.
Noi non contiamo il tempo, ma sappiamo che il fiume non scorre solo per noi. Egli è esistito prima che noi fossimo un popolo e continuerà ad essere così anche dopo, anche per un popolo che conta il suo tempo e che divide quello dei propri esseri in unità di tempo. E’ per questo che lasceremo qui le tracce delle nostre istituzioni, non per poterle salvare ma per poter aiutare a tramandare quelle di altre civiltà.






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